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Metopolis

Lorenzo V. 17 marzo 2017 storie, topolino, riflessioni

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Metopolis (Topolino 3189) è la parodia disneyana del celeberrimo capolavoro cinematografico Metropolis, film tedesco muto del 1927 (del quale ricorrono i 90 anni dalla presentazione), diretto dal maestro Fritz Lang, una delle vette del cinema mondiale di tutti i tempi, pioniere del cinema sci-fi, con cui il cinema espressionista raggiunge i suoi migliori esiti artistici, divenendone uno dei maggiori capisaldi. La parodia in questione lo ripercorre da cima a fondo e lo rilegge in chiave disneyana, senza però rinunciare all'aspetto drammatico dell'opera originale.

Pagina 11 Topolino 3189

La sceneggiatura di Francesco Artibani è semplicemente perfetta, divisa in due parti simmetriche (35+35 tavole), un vero e proprio capolavoro di scrittura creativa, senza la minima imperfezione né a livello di plot né di svolgimento degli eventi narrati. I dialoghi sono curatissimi e degni di encomio. La caratterizzazione dei personaggi è riuscitissima e incredibilmente aderente, nei limiti della parodia, a quelli del film di riferimento. A Topolino va il ruolo del protagonista, Topp, nei panni di Freder Fredersen, che furono di Gustav Fröhlich; il cattivo della situazione, che in Metropolis era il padre di Freder (interpretato da Alfred Abel) viene impersonato da Gambadilegno, tutore (non padre) di Topp che fa il doppio gioco coadiuvato da uno scienziato malvagio, Macchia Nera (che nel film era l'inventore C. A. Rotwang, interpretato da Rudolf Klein-Rogge);Pagina 12 Topolino 3189 infine l'altro personaggio chiave, Maria, è affidato a Minni, che diventa Minny, ruolo che nel film era interpretato dall'attrice Brigitte Helm; chiude il cerchio Pippo, nei panni dell'operaio 22422, amico di Topp, ispirato con qualche licenza azzeccata al 11811 (Georgy, interpretato da Erwin Biswanger) di Metropolis. Tornando alla sceneggiatura, è un incastro perfetto di eventi che si susseguono in un ritmo al tempo stesso serrato e fluido, pieno di suspense grazie agli scenari fantascientifici dell'ambientazione della storia narrata.

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Ma tutte queste cose non si avrebbero senza la parte fondamentale giocata dai disegni del grande Paolo Mottura: gli scenari fantascientifici di cui parlavo vengono resi con una perfezione grafica che ha dell'incredibile, per bellezza e tratto di matita eccezionalmente aggraziato, capaci di riprodurre quella città utopica sia ai piani alti dei grattacieli luminosissimi, sia nei piani bassi e oscuri dove gli operai lavorano in condizioni disumane, con dei disegni spettacolari. Pagina 36 Topolino 3189 Disegni che toccano vette di spettacolare bellezza grafica e magnificenza in alcuni punti, come la prima bellissima tavola e la successiva, con suggestiva vignetta a tutta pagina con il titolo della storia (con la raffigurazione della grandezza di Metopolis e dei suoi sfavillanti edifici), poi le tavole successive dove Topp vede per la prima volta i bassifondi, altrettanto spettacolari in senso inverso, e incontra Minny, e le tavole dove viene raffigurata la grande fabbrica di Metopolis con le sue torme di operai e i macchinari giganteschi;

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ma l'arte di Paolo Mottura tocca il suo apice nelle magnifiche splash pages, suggestive, a dir poco mozzafiato, come quella di pagina 67, secondo me la più bella di tutta la storia, creata tutta su gradazioni di grigio e bianco, che mescola nella stessa vignetta più personaggi in più momenti in un impetuoso vortice onirico che cattura l'occhio del lettore avvolgendolo, e lo trascina piacevolmente al suo interno in un atmosfera di stupore e sogno.Pagina 67 Topolino 3189 Il risultato dei disegni di Paolo Mottura è a dir poco eccezionale, capace di suscitare nel lettore stupore e suspense, all'insegna, come già detto, di una magnificenza e perfezione grafica senza eguali, che ne fanno delle vere e proprie opere d'arte, degne di esposizione museale.

La somma degli sforzi creativi dello sceneggiatore Francesco Artibani e del disegnatore Paolo Mottura dà vita ad un'opera pregevole, un capolavoro assoluto di fumetto che, senza tema di smentita, a mio avviso è già da ora un pezzo di storia del fumetto Disney italiano e non solo, proiettando i suoi autori nell'olimpo dei grandi esponenti del fumetto disneyano internazionale (e non esagero affermando ciò).

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Ciò che ho molto apprezzato è stato ritrovare in Metopolis gli stessi concetti filosofici e ideologici che stanno alla base di Metropolis. Il soggetto e la sceneggiatura di Francesco Artibani, infatti, riprendono senza remora alcuna quei principi culturali cardine che hanno animato Fritz Lang 90 anni prima. Mi riferisco, senza andare troppo lontano o per le lunghe, in particolare alla dialettica servo-padrone (Herrschaft und Knechtschaft) esposta da Georg Wilhelm Friedrich Hegel nella sua celeberrima Fenomenologia dello spirito (Phänomenologie des Geistes), evidente nel ritratto delle due anime di questa città futuristica, coloro che stanno, letteralmente, nella parte bassa lavorando come schiavi senza vedere la luce del sole, ridotti alla stregua di robot senza volontà propria, ad uso e consumo della casta dei privilegiati, che vive nella sfavillante e luminosissima parte alta della città, in cima ai grattacieli. Questo concetto filosofico cardine rimanda poi, sia nel pensiero occidentale successivo ad Hegel, sia in Metropolis, alla filosofia di Karl Marx e, nello specifico, penso al principio del "feticismo delle merci", ossia, in breve, al lavoratore alienato rispetto al frutto del suo lavoro, che diventa quindi risultato dello sfruttamento del lavoratore (esattamente ciò che accade ai lavoratori di Metropolis e Metopolis); principio che sta alla base del pensiero marxista e di tutte le successive dottrine filosofico-politiche socialiste.

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A conclusione di questa breve parentesi sulle varie ideologie e sistemi di pensiero sottesi alla concezione di Metropolis di Fritz Lang, concludo esprimendo profondo piacere nel notare che Francesco Artibani nel suo soggetto e sceneggiatura di Metopolis ha mantenuto intatta tutta l'impalcatura ideologica che percorre intimamente e sostiene Metropolis, traslandola interamente nella sua parodia, e senza tralasciare quella vena di "socialismo umanitario" impersonata da Topp/Freder e Minny/Maria, che sono animati dal desiderio palesemente utopico di rovesciare quel sistema ingiusto e dare ai lavoratori alienati e sfruttati la loro dignità e un futuro migliore; operazione eseguita mirabilmente e con scioltezza senza incorrere nel paventabile rischio di politicizzazione di una storia topoliniana.

Capolavoro assoluto di fumetto, quindi, parodia di un altro immenso capolavoro cinematografico, che si inserisce nel solco delle grandi parodie Disney di altissima qualità (basti pensare al recente trittico parodistico del duo Enna/Celoni o alle altre bellissime parodie del duo Artibani/Mottura) primeggiando come una delle storie più belle in assoluto degli ultimi anni. Ancora complimenti agli autori.

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